Quali sono le fasi del trattamento FORSU-parte 1

Il trattamento FORSU ormai da qualche anno ha acquisito un ruolo di rilievo nell’ambito del trattamento dei rifiuti. Eccone le varie fasi

Quali sono le fasi del trattamento FORSU

In questo articolo vogliamo parlarti delle varie fasi del trattamento FORSU (Frazione Organica del Residui Solidi Urbani), che ormai da qualche anno ha acquisito un ruolo di rilievo nell’ambito del trattamento dei rifiuti, rivestendo un ruolo strategico nell’ambito della gestione integrata dei rifiuti urbani.

La Commissione Europea, con l’obiettivo di creare misure volte a guidare la transizione dell’Europa verso un modello economico unico, prevede un pacchetto sull’economia circolare, che comprende tra i vari obiettivi quello di arrivare entro il 2030 a riciclare il 65% dei rifiuti urbani e a smaltirne in discarica al massimo il 10%.

A questo fine le nuove tecnologie applicate al trattamento del FORSU si rivelano una vera e propria risorsa che consente di recuperare la frazione organica degli sfalci, potature e scarti alimentari, includendo tra questi sia gli scarti alimentari domestici che quelli provenienti dai vari settori dell’industria alimentare.

L’esperienza maturata da PemoPumps nel campo del trattamento della frazione organica dei rifiuti ha portato alla realizzazione di un prodotto di alta qualità ed estremamente personalizzabile. Si tratta delle pompe antiabrasive, utilizzate in questo ambito per il pompaggio del materiale risultante da macinatura nelle vasche di accumulo, decantazione, alimentazione dei digestori anaerobici e ricircolo del digestato. La pompa creata da PemoPumps per supportare le varie fasi del processo FORSU è concepita per incontrare le numerose esigenze che possono sorgere in fase di trattamento e per risolvere in modo tempestivo eventuali problematiche.

Le tecnologie Pemo per il trattamento FORSU rappresentano un fattore determinante per sfruttare il loro potenziale di riciclaggio, riducendo al massimo l’impatto ambientale e i rischi per l’uomo e il territorio in fase di smaltimento.

Esse garantiscono:

  • lunga durata, grazie ai suoi componenti antiusura;
  • sistema salva intasamento, grazie alla struttura di corpi e giranti;
  • portata fino a 1500 m3/h;
  • prevalenze fino a 160 m.c.l.

Ma vediamo ora di cosa si compongono le varie fasi.

Innanzitutto dobbiamo distinguere i trattamenti in base al tipo di prodotto che si vuole ottenere mediante riciclaggio:

  • compost;
  • biogas.

Le prime due fasi accomunano i diversi processi mentre le successive si differenziano in base al prodotto che si vuole ottenere mediante il trattamento.

1. Ricevimento dei materiali

La prima fase del trattamento FORSU interessa il ricevimento dei materiali ed è utile sia alla produzione di compost che di biogas.

Questa prima fase è particolarmente impegnativa, ma rappresenta al contempo una grande opportunità per il nostro pianeta. Si stima che essa costituisca la parte dominante dei nostri rifiuti. A livello mondiale pare che incida dal 46% al 64%, con un’oscillazione al rialzo a favore dei paesi più sviluppati. Risulta, invece, che corrisponda al 28% nelle nazioni a reddito più elevato.

Un inappropriato trattamento dei rifiuti organici urbani inquina l’ambiente e rappresenta un rischio per la salute dell’uomo oltre a costringere le società dedite alla raccolta a occupare sempre più spazio per lo smaltimento.

Invece il loro riciclo  permette di ottenere risorse preziose sia che venga trasformato in compost con digestione aerobica che in biogas con digestione anaerobica. Il prodotto residuo viene utilizzato come ammendante. 

Una volta entrati nell’area dell’impianto, i mezzi che trasportano i rifiuti organici vengono controllati e pesati, avviati all’interno di un fabbricato chiuso in cui viene scaricato il rifiuto in un’area di accumulo. Si tratta generalmente di un ‘edificio a doppia chiusura, posto in depressione per evitare la fuoriuscita di odori sgradevoli.

2. Pretrattamento e miscelazione

Anche la seconda fase del trattamento FORSU, fatta di pretrattamento e miscelazione,  è funzionale all’ottenimento sia di compost che di biogas, due risorse preziose per un pianeta che ha urgente bisogno di combustibili ed elementi nutritivi naturali e non aggressivi per l’ambiente.

La fase di pretrattamento e miscelazione prende inizio all’apertura, tramite appositi mulini, dei sacchi dentro i quali è contenuto il rifiuto, l’eliminazione di eventuali parti di materiali non trattabili, come plastica o metalli erroneamente conferiti, che richiedono altri trattamenti di trasformazione o che non possono essere trasformati affatto.

Ad essa segue la miscelazione con altre sostanze destinate a favorire la trasformazione della materia.

Questa fase di pretrattamento e miscelazione è utile ad eliminare eventuali materiali estranei suscettibili di sedimentazione che potrebbero creare intasamenti negli impianti. Inoltre, mediante triturazione, diluizione o aggiungendo matrici strutturanti, viene predisposto un substrato composto di una sostanza secca compatibile con il prodotto finale e con la tecnologia adottata. Per esempio, nel caso si voglia produrre il compost, è necessario aggiungere scarti di legno e cellulosa triturati.

A questa fase ne seguono altre, differenziate in base al risultato che vuole essere raggiunto, tra biogas o compost. 

3. Biossidazione

La biossidazione è una fase durante la quale si innescano processi biologici di decomposizione. 

La biossidazione, che costituisce la prima fase del processo di compostaggio è caratterizzata dalla degradazione delle sostanze organiche che avviene per l’intervento di microrganismi aerobi termofili che divorano ossigeno e generano calore fino al raggiungimento di 60 – 65°C, temperatura che annulla l’attivazione di patogeni. A questo punto la temperatura inizia a scendere e ad assestarsi. 

La seconda fase è caratterizzata da un abbassamento della temperatura (40 – 45°C) e dal completamento della fase di decomposizione. L’attività di questa fase ha una durata di alcuni mesi con una riduzione del volume del prodotto iniziale, fino all’ottenimento del compost. Questa perdita di prodotto è causata dall’evaporazione dell’acqua e dalla perdita di CO2. Nonostante le perdite di azoto ammoniacale le caratteristiche nutritive rimangono inalterate, portando ad un ottimo prodotto ammendante.

A differenza del compost che viene ricavato da un processo di trattamento aerobico della frazione organica dei rifiuti solidi urbani, il biogas si ricava da un processo industriale in impianti chiamati digestori anaerobici.

Il biogas viene utilizzato per la produzione di energia elettrica e  calore.

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